In bicicletta in provincia di Varese

Dalla terrazza panoramica all’imbocco del sentiero per il forte di Orino al Campo dei Fiori la vista è semplicemente magnifica: si vedono contemporaneamente cinque dei sette laghi della provincia di Varese.

Lo scriveva già Stendhal nel suo resoconto “Roma, Napoli e Firenze” del 1817 e da allora, il paesaggio non è troppo cambiato se non che in lontananza si è aggiunto il grande aeroporto della Malpensa e, nelle giornate più limpide, si riescono ad intravedere i palazzi vertiginosi della nuova Milano.  

Noi siamo qui per un giro della provincia di Varese, una provincia “verde”, decantata  per i suoi laghi e le sue piste ciclabili: come sempre una vacanza all’insegna del relax ma anche dello sport e, perché no, della cultura.
Dal balcone panoramico del Campo dei Fiori, il sentiero prosegue tra boschi di faggi e pini in un  lieve saliscendi non troppo impegnativo che ci conduce al Forte di Orino:  il panorama abbraccia anche la parte Nord della provincia, il Lago Maggiore e sullo sfondo il Monte Rosa che, se fosse possibile, appare ancor più maestoso. Siamo al limite delle Prealpi, in lontananza la vasta pianura padana, a nord e a ovest si stagliano nitide le Alpi. A est ancora montagne, questa volte più vicine e nette: il Resegone e le Grigne della provincia di Como.


Troviamo un punto sosta del nostro veicolo presso il  Lago di Varese, a Gavirate. La cittadina si affaccia direttamente sul suo lago, un tempo il vero nome del lago di Varese era proprio “lago di Gavirate”, ha un delizioso centro storico e offre notevoli spunti di interesse come il chiostro di Voltorre,  un prezioso chiostro romanico ora sede di mostre ed esposizioni d’arte. Sulle rive del lago i varesini si godono il relax senza fretta: una passeggiata a piedi o in bicicletta oppure arrivano qui per praticare la pesca e il canottaggio, visto che questi, insieme al basket per cui la città è giustamente nota, devono essere tra gli sport più amati, senz’altro forse più del calcio. Inforchiamo anche noi la bici e seguiamo la  pista ciclabile: si gira tutt’attorno al Lago e, ad un certo punto incontriamo anche la deviazione per un altro laghetto, il Lago di Comabbio.
La pista ciclabile del Lago di Varese è stata realizzata nel 2007, con un percorso  di una trentina di chilometri molto facili, quasi completamente pianeggianti  adatta anche a chi non è allenato e alle famiglie, condivisa con chi la percorre a piedi. Si può percorrere l’intero anello e completare anche la deviazione verso Comabbio, oppure percorrere brevi tratti a tappe, grazie alla presenza di vari parcheggi dislocati lungo il percorso.
Il  lago di Varese  è alimentato dal canale Brabbia e dal suo bacino imbrifero e deve le sue origini al grande ghiacciaio del Verbano che, ritirandosi circa 15 mila anni fa ha dato origine alle colline moreniche che costituiscono quasi completamente questa provincia che si trova al confine con la Svizzera. Percorrendo la ciclabile  si  incontrano spiaggette naturali intatte o bei boschi di latifoglie, infatti alcuni tratti rivieraschi, per fortuna, non sono per nulla urbanizzati, oppure si possono fare brevi deviazioni per visitare alcuni borghi che si affacciano sul lago, come  Cazzago Brabbia, un paese di pescatori dove sono visitabili le curiose “ghiacciaie”, profonde fosse scavate nel terreno per mantenere il ghiaccio in fresco: una geniale soluzione per conservare il pescato in attesa di venderlo ai mercati di Varese o di Milano. Oppure un’altra  deviazione, ma in barca, verso l’Isolino Virginia, unica isola del lago  e dedicata alla marchesa Virginia Ponti, moglie di Andrea Ponti che l’acquistò  nel 1878 e che conserva antichi reperti della civiltà palafitticola, ora riconosciuti anche dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale. Disseminati lungo il percorso poi vediamo ville in stile liberty e scopriamo altri punti panoramici che invitano alla sosta e al relax.

Dopo una breve visita al centro storico della città, raggiungibile comodamente in treno da Gavirate, ci spostiamo verso il confine svizzero, pur rimanendo in Italia. Raggiungiamo la località di frontiera di Lavena Ponte Tresa: una manciata metri di Lago ci separano dalla Confederazione Elvetica e di nuovo il paesaggio è bellissimo.
Un’altra ciclabile ci porta alla scoperta del territorio, è una pista completamente asfaltata che da Ponte Tresa sale a Marchirolo e poi a Ghirla e Ganna; questa volta non si tratta di un percorso ad un anello ma i panorami e le suggestioni restano indimenticabili.
Intanto la prima parte della ciclabile si trova sul sedime di un’antica filovia che collegava la città di Varese con la Svizzera,  il percorso è relativamente semplice e poco impegnativo, quasi totalmente immerso nei boschi di castagno e faggio: si passa accanto ai bei mulini affrescati della Valle dell’Argentera con ampie  aperture sul Lago di Lugano, poi si sale fino ai paesi di  Marchirolo e poi di  Cunardo, si passa accanto ai centri abitati e si raggiunge Ghirla, dove si possono visitare l’antico maglio e il mulino Rigamonti, che è ancora funzionante. Quindi costeggiando il lago di Ghirla, che negli inverni più freddi si trasforma in un’immensa pista di pattinaggio all’aperto, si raggiunge l’antica Abbazia di San Gemolo a Ganna caratterizzata da un minuscolo chiostro a forma pentagonale e da una chiesa della fine del XI secolo, rimasta praticamente intatta. Da qui si prosegue poi verso l’ancor più piccolo lago di Ganna contornato da canne di palude e in cui è facile imbattersi in specie animali protette, visto siamo in una riserva naturale.

Tornati a Ponte Tresa ci spostiamo vicino a Luino, nel territorio di Germignaga dove troviamo un’area dedicata ai camper con accesso diretto al Lago Maggiore e ad una piccola spiaggia;  una bella passeggiata che costeggia il lago, unisce i due borghi e poi i canottieri con le loro canoe ogni giorno si allenano sotto i nostri occhi dedicandosi a questo sport. Da questa cittadina parte una pista ciclabile di recente costruzione che porta in Valcuvia, verso la località di Rancio Valcuvia. La percorriamo in bici: ancora una volta è molto facile, ben curata e adatta a tutte le “gambe”;  una piccola deviazione ci permette di salire al paese di Cassano Valcuvia che si trova proprio sulla cima di uno sperone in posizione dominante, qui si trova una chiesetta dedicata a San Giuseppe vicina ad una “ridotta”, cioè un’antica trincea chiusa ed isolata a protezione e guardia del fondovalle. La struttura faceva parte della Linea Cardona, progettata tra il 1914 e il 1916  dal Generale Luigi Cadorna e realizzata in previsione di un attacco austro-ungarico che doveva forzare il confine  svizzero: per fortuna queste trincee non vennero mai utilizzate se non come rifugio di un gruppo di partigiani nel periodo successivo all’8 settembre 43 che da questa posizione dominante potevano tenere in scacco le truppe tedesche di stanza nel luogo.  

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