Romania: un viaggio tra monasteri, tradizioni e natura

Un viaggio in Romania: dalle città conosciute ai villaggi sperduti dove il tempo sembra essersi fermato, la scoperta di un territorio ricco dalla gente semplice e ospitale.

Questa volta la prua del nostro camper si è rivolta a Est: destinazione Romania!

Quanti amici hanno cercato invano di dissuaderci mentre preparavamo l’itinerario ma la curiosità è sempre vincente e con il nostro viaggio speriamo di sfatare le  molte dicerie su questo popolo che, purtroppo a volte circolano dalle nostre parti.

Diciamo subito che la Romania non è proprio “dietro l’angolo”, tuttavia con un paio di giorni di buon viaggio  si raggiunge comodamente passando dall’Austria e dall’Ungheria dove le strade sono agevoli anche se, in agosto, possono essere  trafficate. Forse il caldo della puszta ungherese potrebbe essere un deterrente ma con un po’ di accortezza si tratta di scegliere per la sosta notturna delle località in collina o di media montagna e il gioco è fatto.

La nostra scelta è stata quella di arrivare e visitare  anzitutto la parte nord,  la regione storica del Maramures, quella parte di Romania  rimasta più ancorata alle tradizioni, più lontana dal turismo di massa e dunque, a nostro parere,  più vera ed autentica.

Il primo incontro è stato con il villaggio di Sapanta: è un piccolo paesino agricolo noto per il suo cimitero, conosciuto anche tra i rumeni come il “Cimitero Allegro”. Qui, a metà degli anni trenta, il falegname del paese chiamato a costruire le lapidi in legno per le tombe dei concittadini, ha pensato bene di sbizzarrire la sua vena artistica abbellendo ogni tomba non solo con greche e motivi colorati, prevalentemente blu,  tradizionalmente il colore della speranza e della  libertà  ma delineare bene i tratti delle personalità dei compaesani defunti. Allora ecco la tomba della madre di famiglia  rappresentata in cucina intenta nelle faccende domestiche e sul retro attorniata da una schiera di figlioli, oppure il medico del paese con il materiale del suo lavoro, il contadino ritratto tra i suoi campi ordinatamente coltivati o il musicista con il suo strumento. Gli epitaffi rievocano in modo didascalico, tra il serio  e il faceto, il carattere e la personalità del compianto defunto. 

Questa prima sosta in Romania ci permette un incontro che ha il sapore di antico. La vallata dà verso il versante nord e là oltre il fiume ci si affaccia all’Ucraina,  qui le strade sono ben asfaltate, c’è la luce elettrica, la linea telefonica e anche i telefoni cellulari sono diffusi ovunque ma sembra che il tempo si sia fermato. La gente vive in modo semplice, non ha fretta e si ferma volentieri a parlare, adulti e ragazzi trascorrono le serate estive seduti su una panchina davanti alla recinzione di casa, rigorosamente in legno, a chiacchierare coi vicini mentre le donne più anziane sono intente a filare la lana o a sferruzzare maglioni dal peso incalcolabile. Sulla strada razzolano chiassose galline, che si scostano al passaggio dei carri trainati dai cavalli in rientro dai campi stracarichi di fieno; ogni tanto un anziano arriva trascinandosi la mucca che riporta a casa per la notte.

Insomma  per noi qualcosa di semplicemente diverso e  insolito, sicuramente d’altri tempi; in alcuni momenti ci sembra faticoso ma in ogni caso ci lascia a bocca aperta! 

Anche il paesaggio che ci era stato descritto come “bucolico” lo è veramente: dolci colline coperte di boschi, campi coltivati e immancabili covoni di fieno altissimi, alcuni coperti da tettoie in lamiera altri aperti e disposti ordinatamente; poi la testimonianza di una fede vera, con i tanti crocifissi in legno sparsi per strade e campagne e le case con ampi portali in legno, finemente intagliati e, come già detto, le  recinzioni in legno intrecciato o intagliato che rendono le fattorie delle vere fortezze.

Da Sapanta ci spostiamo verso Sighetu Marmatiei dove  si trova un ex-penitenziario del periodo di Ceausescu ora trasformato in “Memoriale delle vittime del Comunismo e della Resistenza”: questo luogo triste ci fa riflettere sul senso della vita e delle dittature, dunque non è minimamente confrontabile con il “Cimitero Allegro” e lo lasciamo con un senso di desolazione e di tristezza.

Imbocchiamo la valle che costeggia il fiume Mara: vorremmo visitare alcune chiese in legno che sono tipiche della zona. Incontriamo dapprima quella di Calinesti, poi superato il minuscolo villaggio di Sarbi arriviamo a Budesti. La chiesa di San Nicolao sovrasta il paesino che, ad eccezione della strada principale, ha ancora le vie sterrate. La chiesa ha un particolare campanile con quattro torrette ai lati e si trova in mezzo ad un disordinato cimitero, rallegrato da fiori multicolori. L’interno profuma di legno e conserva alcune icone di vetro ma anche un dipinto settecentesco che rappresenta il Giudizio Universale: rispetto ai nostri usi  è particolare  la disposizione stessa della Chiesa e il gran numero di tappeti artigianali e multicolori che ricoprono il pavimento.

Ritornando sui nostri passi ci fermiamo a Sarbi dove si trova una fattoria tradizionale ma aperta alla visita dei turisti: qui possiamo visitare una strana lavanderia naturale, che utilizza l’acqua del ruscello per la follatura  dei tappeti tessuti a mano in telai di legno e una fabbrica di acquavite di prugne. Ci accorgiamo che le case espongono una sorta di albero secco con appese pentole e secchi: è il segnale che in quella famiglia c’è una ragazza “ da sposare”…

Sulla strada intanto, continuiamo ad incontrare carri carichi di donne e ragazzi oppure capannelli di contadini che con rastrello e forca di legno in spalla si dirigono, a seconda  dell’ora del giorno, verso casa o verso i campi: restiamo sorpresi dalle donne che, anche per lavorare i campi,  indossano delle gonnelle corte al ginocchio e il fazzoletto in testa; praticamente non c’ è traccia di trattori o altre macchine agricole: siamo indietro nel tempo di almeno sessant’anni…

Attraversando la valle di Valeni, raggiungiamo un altro importante monastero, forse tra i più frequentati  e noti,  indicato nel circuito dei Monasteri del Maramures: eccoci a Barsana. E’ molto grande e all’interno del suo recinto trovano spazio diverse abitazioni per monaci e monache, è mantenuto benissimo con colorati giardini fioriti e aree adatte alla riflessione e al silenzio: sarà… ma i turisti scaricati qui dai pullman sono tanti e forse perché noi arriviamo da chiese lignee più piccole e remote, abbiamo apprezzato maggiormente i silenzi di Barsana e Sarbi con la loro genuinità.

Il nostro viaggio prosegue con un’altra breve sosta a Rozavlea dove un’altra bella chiesa lignea si trova nel mezzo del cimitero: anche qui silenzio e quiete e il custode-contadino si sofferma con noi piacevolmente a chiacchierare delle usanze locali.

Continuiamo seguendo per Dragomiresti e poi per Borsa: una cittadina di montagna, conosciuta per le sue miniere ma, oggi soprattutto  meta turistica invernale: il nostro obiettivo è quello di raggiungere il Passo Prislop. La strada è tortuosa e il fondo in alcuni tratti piuttosto insidioso ma sono in corso lavori stradali per la sua sistemazione e dalla cima del passo il panorama è veramente incredibile.

Anche la discesa tra  boschi di larici e abeti verso il villaggio-museo di Ciocanesti resterà nella nostra memoria per la bellezza e per il suo disastrato fondo, pur se in rifacimento.

Come detto Ciocanesti è un villaggio considerato di per sé un museo consacrato alle uova dipinte, una delle tradizioni che accomuna  i Carpazi.

Intanto le case sono caratteristiche perché presentano all’esterno delle decorazioni molto simili a quelle che, realizzate con ago e filo, abbelliscono le camicie e gli abiti:  bambini, uomini e donne ne usano diverse e di diversi colori, che utilizzano quotidianamente e in occasione delle feste. Come tra gli abiti anche tra le case è una sorta di gara alla più bella e alla più decorata: chi preferisce decorazioni sui toni del nocciola, chi sul blu, chi sul rosso: di fatto ogni casa è più bella dell’altra e tutta la vallata ne ha tratto beneficio, anche dal punto di vista turistico. Ci fermiamo per visitare una casa tradizionale ma siamo attirati dal Museo delle uova dipinte; al suo interno vengono conservate più di un migliaio di uova dipinte nel corso del tempo e assistiamo ad un laboratorio di decorazione con l’uso di cere naturali cui partecipano ragazzi del luogo insieme ad altri che provengono dal resto dell’Europa, grazie ad un progetto di scambi culturali. 

Qui si tiene ogni anno anche un Festival dedicato proprio alle uova dipinte  con esposizione e mostre, teatri e racconti tradizionali fino alla gara dell’”uovo inventato”

Lasciata Ciocanesti, all’incrocio con la strada N17 invece di prendere a destra per Vatra Dornei e Bistrita addentrandoci nel mito di Dracula, cosa che preferiamo lasciare per un’altra puntata, svoltiamo a sinistra dirigendo il nostro camper verso la regione della Bucovina, al confine con la Repubblica di Moldavia. In questa regione, che vede aree industriali alternarsi a grandi spazi agricoli, si trova un’alta concentrazione di chiese e monasteri affrescati e riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale da preservare e proteggere. 

La prima chiesa che incontriamo è quella del Monastero di Voronet, risale alla fine del 1400: lasciato il camper in un ampio parcheggio custodito, seguiamo la scia dei turisti (pellegrini o visitatori) che si addentrano tra le bancarelle in direzione appunto del monastero che si presenta circondato da alte mura fortificate. Appena entrati rimaniamo estasiati dalla bellezza della chiesa, che si trova nel bel mezzo di  un lussureggiante giardino, completamente affrescata all’esterno. Ha un tetto originale, che ricorda un po’ una tenda o una pagoda ma la cosa sensazionale non sono gli affreschi che si trovano all’interno, quanto quelli realizzati con maestria all’esterno e molto ben conservati. Tra questi spicca il “Giudizio Universale” dipinto nei toni dell’azzurro, un azzurro particolare che prende proprio il nome da questo Monastero (“albastru – azzurro – di Voronet”). Non ci sono parole per descrivere tanta bellezza: avevamo letto che questa chiesa veniva anche chiamata “Cappella Sistina d’Oriente” ma veramente non finiamo di girarle intorno e di soffermarci ad osservare gli splendidi dipinti.

Superiamo la città di Suceava e ci dirigiamo verso un altro Monastero, quello di Dragomirna. Questo è più discosto, meno frequentato dai turisti, attira molti più  pellegrini. All’arrivo ci  sembra più una fortezza che un luogo di preghiera ma, superato il grande portone il silenzio invita alla riflessione e alla meditazione; questo monastero non è affrescato all’esterno e  appare più austero anche se la scelta di decorare l’esterno scolpendo nella pietra un motivo simile ad un cordone non ha nulla da invidiare a quanto abbiamo potuto osservare a Voronet. 

Il  monastero di Dragomirna ha la particolarità di essere stato sempre abitato da un piccolo gruppo di monache, sia nel periodo di dominazione austro-ungarica e persino nei bui anni del comunismo  e oggi conta una comunità molto grande. Qui assistiamo alla chiamata delle monache alla preghiera  con l’uso del sìmandro, un’asse di legno che una monaca  batte velocemente e in modo ritmato con un martello. Si tratta di una tradizione medioevale quando, sotto la dominazione Ottomana, fu proibito di suonare le campane; più recentemente, in tempo di guerra, invece, le campane vennero fuse per fabbricare armi: ecco dunque come una tradizione è giunta fino ai nostri giorni e questo è ancor oggi il modo di richiamare le monache alla preghiera

Ci “intrufoliamo”  nel momento di preghiera serale, seguendo le rigide regole ortodosse, per cui le donne devono avere il capo coperto e tutti, ovviamente, vestire in modo decoroso.

Seguiamo le indicazioni ricevute e proseguiamo poi verso la città di Sucevita dove si trova un altro importante monastero: il paesaggio è nuovamente bucolico ma più curato e forse più ricco rispetto a quello visto nel Maramures. La chiesa che si trova all’interno del monastero risale alla fine del 1500: entrando, il primo affresco che si riconosce è quello della Scala delle virtù che ricopre il muro nella parte settentrionale, poi un susseguirsi di disegni e decorazioni e, stranamente, il lato occidentale completamente privo di affreschi. Secondo la leggenda, l’artista incaricato della decorazione cadde dall’impalcatura e morì, i pittori coevi ne furono così colpiti che nessuno volle prendere il suo posto. Tant’è, il resto delle pareti sono completamente rivestite nei toni dell’azzurro e del rosso e l’albero di Jesse che ricorda la continuità tra Vecchio e Nuovo Testamento. 

Lasciata Sucevita la strada sale ripida verso il Pasul Ciumana: si attraversano numerosi villaggi di montagna salendo fino a quota 1 100 m, il paesaggio è grandioso, simile agli Appennini. Scendiamo rapidamente verso l’ultimo dei Monasteri che visiteremo: la chiesa di Moldovita. Il villaggio è tipicamente agricolo, ancora con le stradine sterrate e le donne che portano i loro fardelli mentre il monastero  ha una struttura quadrangolare, fortificata  con torri e massicci cancelli d’entrata. Al centro di un bellissimo giardino di rose magnificamente curato si trova la chiesa nei cui affreschi predominano i toni del giallo: nel lato meridionale è raffigurata la difesa di Costantinopoli contro i persiani, vestiti come dei turchi e ci ricordano ancora una volta che questi monasteri edificati anche come luogo di sepoltura dei principi, inizialmente erano sorti come baluardo e difesa della cristianità dagli invasori; aspetto che hanno conservato sia durante il periodo asburgico quando molti monaci e monache furono obbligati ad abbandonare la vita monastica per abbracciare quella secolare sia successivamente nel periodo comunista quando era addirittura vietato professare la fede ortodossa diffusa in questi luoghi.

Per la sosta

Camping Casa Ana – Sapanta

GPS N 47,47963 E 23,69835

Piccolo camping a conduzione familiare, in riva ad un ruscello, completo di servizi di carico e scarico, bagni; con annesso bar e ristorante

Monastero di Barsana 

GPS N 47,79269 E 24,09335

Parcheggio lungo la strada, non sono presenti servizi per il carico e lo scarico

Passo Prislop – 1412 ms/lm

GPS  N 47,608910 E 24,85573

Ampi spazio in cima al passo dove è consentita la sosta, anche notturna

Ciocanesti
N47,480410 E 25,277843

Parcheggio del Museo dedicato alle uova dipinte

Parcheggio Monastero di Voronet

GPS N47,520205 E25,866160

A pagamento durante il giorno, in riva al fiume 

Camping Monastero Dragomirna

GPS N 47,757010 E 26,22705

Davanti al monastero, in riva ad un laghetto

Parcheggio Monastero di Sucevita

GPS N 47,779480 E 25,710283

Parcheggio Monastero di Moldovita

GPS N 47,657167 E 25,571721

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